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"I think this has been my best week of tennis in a long time and I feel that I played the best match of my life on clay. I'm very satisfied" - Stefan Edberg on his victory in Madrid in 1993. Read the article

Edberg vince in Australia e la Svezia cambia faccia

Un articolo da: La Repubblica
di Emanuela Audisio


IN AUSTRALIA ha vinto lo svedese meno svedese: Stefan Edberg, il ragazzo a cui Percy Rosberg, primo allenatore di Borg, aveva consigliato di lasciar perdere il rovescio a due mani. "Rovina la tua naturale aggressività" (a Borg invece aveva detto esattamente il contrario).

Partita e punteggio chiaro: 6-4, 6-3, 6-3, al suo compagno e amico Mats Wilander nella prima finale tutta svedese di un torneo del Grande Slam. Una lotta poco combattuta: il match è sempre stato nelle mani di Edberg e lontano da Wilander, basta controllarne la durata: appena un' ora e mezza.

Se a Wimbledon avevano trionfato i diciassette anni di Becker, a Melbourne hanno comandato i diciannove anni di Edberg a dimostrazione che ormai a mordere il tennis mondiale sono quasi esclusivamente giovani. Giovani poco acerbi però, almeno a giudicare dai risultati, anche se il favore dei pronostici non va mai a loro.

Wilander quest' anno aveva vinto Parigi, Edberg finora di grandissimo non aveva vinto nulla, anche se nell' 83 era stato l' unico giocatore ad aggiudicarsi il Grande Slam junior, anche se l' anno dopo in sole due settimane era salito nelle classifiche del computer dal numero 83 a 17, anche se alle Olimpiadi di Los Angeles aveva vinto l'oro, anche se a Milano nel marzo ' 84 aveva battuto Jarryd e Wilander, anche se aveva travolto Connors negli indoor Usa a Memphis 6-1, 6-4.

Bravo, dicevano tutti, e con una seconda battuta di servizio ancora più forte della prima, più simile a Mc Enroe che a Borg, ma uno che spesso ha dei vuoti spaventosi. Poco svedese, appunto, poco paziente, uno che non aspetta gli sbagli degli altri, semmai li precede.

Sottorete un ottimo giocatore, uno dalle partenze accelerate, ma dai difficili inseguimenti. E il tennis ad alti livelli, si sa, spesso vuol dire anche rincorrere. "Ha un difetto: rispetta troppo gli altri, sta troppo ai loro voleri" diceva di lui Erik Bergelin, l' allenatore figlio dell' ex coach di Borg. E voleva dire che Edberg, intraprendente sul campo, non lo era altrettanto nella testa.

Ai giovani capita spesso di non avere fiducia in sè ed era esattamente il male di cui soffriva questo figlio di poliziotto cresciuto a Vastervik in un club di tennis senza spogliatoio.

L'improvvisa e rapida crescita di Becker inoltre lo aveva spiazzato, rubandogli i riflettori. Becker era più giovane, più estroverso, più mimico, più tutto. A Edberg non restava che giacere lì come un ordigno inesploso in attesa di una maturazione.

Questo fino agli Open d' Australia dove esordisce così-così contro Anger, dove negli ottavi annulla nel terzo set due match points a Masur, dove in semifinale affronta Lendl, in serie positiva da 3 mesi e 35 incontri. Il cecoslovacco che non perde dagli Open degli Stati Uniti è costretto a cedere dopo quattro ore in cinque set: Lendl schiaccia un pallonetto corto con tutta la rabbia che ha in corpo, Edberg lo riprende, fa il punto sotto gli occhi sempre più esterrefatti di Lendl, scuote la testa e sorride. Per la prima volta assomiglia a uno svedese.

Il ceko accetta il gioco a rete, ed Edberg, molto morbido sulle volèe gli risponde con cortese arroganza. In finale contro Wilander lo danno sfavorito, negli incontri diretti è in svantaggio 4-1. Ma la partita nasce e muore nelle sue mani; solo una volta in tutto l' incontro Wilander otterrà un break, nell' ottavo gioco dell' ultimo set e dirà poi: "Non mi ha lasciato nessuna possibilità: mi ha sorpreso con i suoi colpi da fondo campo".

La sua rincorsa a Becker per ora è riuscita: Edberg passerà al quinto posto della classifica Atp scavalcando il tedesco che in Australia ha perso subito, all' esordio. Resta il confronto diretto. A Monaco dal 20 al 22 dicembre Germania e Svezia s' incontreranno nella finale di Davis. Becker ha il posto assicurato, Edberg no. Vedremo se il selezionatore continuerà a preferigli "uno più svedese".

Edberg vince in Australia e la Svezia cambia faccia