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"I think I just sort of stuck to being myself. Maybe I wasn't looking like the happiest person on two legs out there, but I think over the years maybe they appreciated what I did and what I stood for..." - Stefan Edberg on his way of life. Read the interview

I professori schiacciati

Un articolo da: La Repubblica
di Gianni Clerici

COPPA DAVIS. Disfatta svedese a Goteborg: la Germania vince anche il doppio e conquista per la prima volta il trofeo. Rimontati e battuti Edberg e Jarryd in vantaggio di due set

GOTEBORG. (...) Lo Edberg visto contro Becker è stato certo meglio del disastrato Wilander, ma per lui non tanto di colpe si tratta, quanto di impotenza, e di rifiuto mentale a giocare sul rosso.

Sembra giusto ricordare che tra due tennisti poco terraioli, Boris ha quanto meno centrato una semifinale al Roland Garros mentre Stefanello vi ha sempre deluso. Sulla terra il Becker di oggi riesce a trattenersi a fondocampo, quanto basta per propiziare un' apertura all'attacco.

Stefanello triste rimane lì a rimandare, lui che regolarista non è. Il suo colpo meno naturale, il diritto, si inceppa per i rimbalzi accentuati, parabolici. Il servizio, non seguito a rete, lascia il suo autore squilibrato e incerto. Compie, Stefanello, lo stesso errore che impedì a Mac di essere grande anche sul rosso.

Abbandona la sua amata tattica di serve-and-volley senza saperla sostituire con una qualsiasi altra. Non è né carne né pesce, e ciò sembra gravissimo per qualcuno, che lo ha ribattezzato tacchino freddo.

Questo incertissimo Edberg del singolare, ha dimostrato tuttavia di non avere linfa nelle vene, ma buon sangue, nel corso del doppio, che ha fatto sperare gli svedesi in un pareggio, e in un decisivo incontro tra Wilander e Becker sul 2 pari.

I precedenti storici non erano molto favorevoli a simili sogni. Soltanto una volta, nel 1938, i due australiani Quist e Bromwich erano riusciti a rimontare gli Yankees dallo 0-2, e a batterli, incredibilmente, nella terza giornata. Sperare, comunque, non costa niente, ed era anche ragionevole sperare in un doppio che aveva già centrato l'Open Usa e quello d'Australia prima di sciogliersi.

Proprio l'anno scorso, il successo nel doppio di Flushing Meadows aveva consegnato uno stanchissimo Edberg alle unghiette di Wilander, e Stefanello aveva giurato, di dedicarsi, in futuro, soltanto al singolare. Rimasto solo, Jarryd non si era certo smarrito, e pur cambiando spesso partner si era addirittura issato al numero 1 mondiale della specialità.

La sua condizione era parsa tuttavia in declino nel recente Masters di doppio, giocato nella vecchia Albert Hall di Londra, sui bordi verdi di Hyde Park. Non solo era inciampato in semifinale, Jarryd, ma aveva lamentato dei gran dolori alla spalla destra, che quasi gli impedivano di battere. Viste le lamentevoli condizioni di Wilander, quello era il miglior doppio da mandare in campo.

Jarryd ha avuto dunque un inizio incerto, ma Stefanello sembrava ritornato quello di Wimbledon, e dopo uno svantaggio iniziale di 6 palle-break, gli svedesi si sono involati sino a 2 set a 0. Dei tedeschi, sorprendentemente, il peggiore era Becker, intestardito nel credere che il doppio si possa vincere a furor di botte vincenti.

Al suo fianco, per le fortune alemanne, Eric Jelen dimostrava di avere testa fina. Il suo lavoro di ricucitura, infatti, avrebbe tenuto a galla i tedeschi sino al momento in cui Edberg cominciava a giocar meno bene. Nella fase d'avvio del match, sino al 3 pari della terza partita, Stefan aveva infatti battuto una incredibile serie di 24 punti vincenti a 1.

Come finalmente il capitano Pilic riusciva a convincere Becker a maggiore umiltà, Edberg perdeva un tantino di terreno, ma era Jarryd a franare rovinosamente.

Il paziente Edberg non avrebbe cessato di incoraggiarlo, mentre quel poveraccio perdeva, uno sull'altro, cinque consecutivi turni di battuta. Si mettevano addirittura in fila indiana, gli svedesi, quasi Edberg a rete volesse fare scudo al compagno. Ma con un Becker ritrovato, quel terribile match di tre contro uno non aveva più storia.

Insomma, i giocatori più titolati, i migliori in classifica, erano anche molto più stanchi, e meno motivati. Non ho altre spiegazioni da offrire, e pour cause. Sono anch' io non meno scioccato degli svedesi.

I professori schiacciati