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"I think I just sort of stuck to being myself. Maybe I wasn't looking like the happiest person on two legs out there, but I think over the years maybe they appreciated what I did and what I stood for..." - Stefan Edberg on his way of life. Read the interview

I gentiluomini del Madison

Un articolo da: La Repubblica
di Gianni Clerici

Edberg ha battuto Wilander un match che non finisce mai. Per circa un' ora Stefan ha giocato un tennis d' attacco, che ricordava ai vecchi aficionados la rapidità d' esecuzione di un Sedgman, la potenza di battuta di un Gonzalez. Poi ha resistito con successo a un ritorno dell'avversario.

NEW YORK. Sulla fronte liscia di Stefan Edberg la contrarietà è segnalata da una ruga impercettibile, quasi un capello. "Non mi pare giusto che voi giornalisti parliate sempre di noi chiamandoci gli svedesi" afferma. "Siamo tutti diversi, il nostro è un paese lungo come l' Italia. Non credo di avere molto in comune con un tipo come Mats Wilander: ho addirittura abbandonato il rovescio a due mani per non somigliargli".

Stefan fa un sorrisetto perchè anche i meno pronti capiscano che la sua rivalità con Mats è del tutto occasionale, i due non sono certo simili a Bartali e Coppi, gli appassionati svedesi di tennis non si spaccano in due partiti a far tifo.

"Quel che abbiamo in comune tutti è di essere provinciali, spesso addirittura campagnoli", ammette Edberg, dopo una riflessione non meno lenta dei battiti del suo cuore, che sono 40 al minuto, giusto come Bjorn Borg, il tennista totem degli svedesi. "Quando si nasce in una piccola città, e non si è molto ricchi, e si ama lo sport rimane soltanto il calcio o l' hockey, oppure il tennis".

Mats Wilander sorride, come gli riveliamo la piccola malignità di Edberg, che lui parlerebbe ormai con l' accento sudafricano della moglie Sonia. "Non sono certo un macho" sorride. "Sonia è una moglie ideale, mi insegna addirittura l' inglese".

Richiesto di una opinione su Stefan afferma che il suo irrompere sulla scena, nel 1984 lo ha molto sollevato. "In Svezia avevano deciso che io fossi una specie di reincarnazione di Borg. Non era per niente vero. L'affermazione di Stefan, e di Nystroem, Jarryd e gli altri, mi ha permesso di respirare, di essere me stesso".

L'uomo tranquillo del tennis internazionale rimane un esempio di umiltà, e di educazione non inferiore a quella di Edberg. Dopo aver battuto Cash, nel match di venerdì notte, Wilander ha ammesso di dover ancora migliorare sui campi indoor, che "una volta non mi piacevano proprio. Adesso li accetto".

Contro l' ottimo Cash attuale, Mats ha vinto in due soli sets, mentre nella prima serata, Edberg aveva dovuto arrivare al terzo. "E' incredibile come non si possa distrarsi un attimo, uscire dal presente, in questo gioco. A 5-4, 30-0 non ho servito abbastanza profondo, e Cash ha giustamente preso qualche rischio, e mi ha subito messo in crisi".

L'umilissimo Wilander si è presto riscattato, annullando a sua volta un set-point all' australiano, con uno sprint da fare invidia al miglior Mennea. Sabato, i due pacifici rivali hanno palleggiato insieme per qualche minuto, il mattino, così come era accaduto sul Centrale di Flushing Meadows prima della semifinale delle US Open, vinta da Wilander.

Simile civile atteggiamento non ha certo diminuito la combattività dei due, capaci di giocare ogni palla quasi fosse un match point durante la loro partita. A proposito di match point Edberg ne ha dovuti giocare addirittura sei, per convincere finalmente l' irriducibile Wilander di una inferiorità - come dire - giornaliera. "Posso ancora sperare di vincere questo Masters - avrebbe commentato un Wilander sempre composto, addirittura sorridente.

"Il round-Robin, il girone all' italiana, potrebbe anche premiare i regolaristi" sorrideva anche Stefan Edberg, ma certo con maggior serenità. Per circa un' ora Stefan aveva giocato un tennis d' attacco che ricordava ai vecchi aficionados la rapidità di esecuzione di un Sedgman, la potenza di battuta di un Gonzalez.

Una simile accurata violenza avrebbe costretto un buon Wilander a rosicchiare soltanto due punti nei turni di servizio dell' avversario, nell' intero primo set. In svantaggio 2-4 nel secondo Wilander sembrava perduto, tratteneva il fiato per vedere la palla del 5-2 di Edberg uscire di un filo.

Lo sfolgorante tennis di Edberg si appannava un poco, e un Wilander determinatissimo riusciva a ritornare su, giocando con straordinaria grinta i punti più importanti, e, tra questi, addirittura 5 match points, due sul 3-5 altri due sul 4-5 e, infine, nella stretta finale del tie break.

Non meno ammirevole di lui, Stefan Edberg, riusciva a non perdere del tutto incisività di battuta, e affacciato a rete vedeva uscire l' ultimo passante di Wilander, dopo un' ora e 26 minuti di gara.

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