English Arabic Chinese (Traditional) French German Italian Japanese Portuguese Russian Spanish Swedish
"My serve has always been the key to my game, and last year it did not work as it should have, so I decided to take care of it. I wanted to find the fluency of action and impact that I need, and now it is much better than two months ago. I think I'm on the right way" - Stefan Edberg after winning Doha at the start of 1994. Read the interview

La caduta di Stefanino

Un articolo da: La Repubblica
di Gianni Clerici

Montecarlo, Aguilera rinasce dalla sua crisi e stronca Edberg sulla distanza

MONTECARLO. Veniva giù la sera, sul Country Club di Montecarlo, quando il numero due del mondo, Stefanello Edberg, ha invano tentato di uncinare l' ultimo passante di Gioan Aguilera. Sulle tribune, fiorite di bel mondo durante tutto il pomeriggio, erano ormai rimasti non più di duecento aficionados, di quelli veri: sapevano che Aguilera sta ritornando il giocatore tanto ammirato cinque anni fa.

Aveva appena centrato una semifinale all' Estoril, il catalano, e addirittura aveva vinto a Nizza, la settimana scorsa. Giocava, soprattutto, da mesi sulla terra rossa, mentre Stefano Edberg l' aveva evitata come la peste dopo la finale del Roland Garros dell' anno passato, quella contro Michelino Chang.

A Montecarlo, Edberg si era iscritto non solo per preparare i campionati internazionali di Francia, ma anche perché, come Becker, è un fedele suddito del principato esentasse.

Già nel primo turno, Stefanello aveva avuto i suoi fastidi, contro un altro ex campione, Jimmy Arias. Era arrivato 5-1, Jimmy, aveva sciupato tre set-point, prima che Edberg riuscisse a riprendersi, a ricostruire il puzzle del suo gioco.

Il tennis dello svedese, lo sappiamo tutti, è di semplicità elementare. Nei giorni fausti quel suo schema serve and volley, oppure quei rapidi approcci di rovescio seguiti da volé taglienti, possono avere l' illuminazione del genio.

Se però non è al meglio, o la terra lo raffrena, Edberg scade a velleitario, finisce per apparire un pochino tontarello: un amico, il generale Veneziani, mi ha fatto un giorno notare una sua curiosa somiglianza con lo Stan Laurel delle farse più riuscite. Lo Edberg di oggi non era certo un disastro, al contrario. Gioan Aguilera è un tipo che starebbe dietro a Bordin, e non sbaglia uno dei suoi mirabili rovescetti tagliati, eseguiti con un gesto avaro e elegante.

Stefano, tuttavia, conduceva abbastanza serenamente 5-4 quando, sul 15 pari, ha voluto sventrare una volé che sarebbe bastato carezzare. Da quella pallaccia furente, Aguilera si sarebbe difeso usando la racchetta a protezione del visuccio bruno. Beffarda, la palla ritornava in campo, a dargli in 15-30. Il 15-40 e il game glie l' avrebbe offerto una inattesa crisi di freddo furore dello svedese.

Un' interruzione per la pioggia non pareva giovare alla lucidità di Stefanello. In vantaggio per 3 punti a 1 nel tie break, non riusciva a profittare della successione dei servizi. Aguilera correva, non sbagliava, e cominciava sicuramente a crederci. Pareva, il catalano, ritornato il ventiduenne che nel 1984 era salito in freccia, a perforare i primi dieci della classifica.

Nel settembre di quell' anno, i record lo segnalano addirittura al numero 7 mondiale. La classifica computer, si sa, è molto più facile da scalare che da difendere. A chi non lo conosceva, la caduta di Aguilera era parsa addirittura paradossale, un' autentica frana che, nel 1988, l' aveva condotto addirittura intorno al numero 370.

Anche per un professionista, purtroppo, la vita non è fatta soltanto di sport. Legatissimo al padre, Gioan ne aveva vissuto una lunghissima, straziante malattia. Le fluttuazioni della classifica di Aguilera avevano ricalcato i grafici del decorso ospedaliero. E il punto più basso della caduta era coinciso con la fine di tanta sofferenza. Da quel giorno, Gioan ha ripreso pian piano a vivere, ha ritrovato il coraggio di prender sul serio quello che, bene o male, rimane un gioco.

Mentre Edberg forzava, nel secondo set, rifiutandosi di abbandonare un match compromesso, Aguilera non ha regalato niente, è rimasto infisso dentro il match come un sottile chiodo brunito. E' riuscito, nuovamente, a rovesciare uno svantaggio di 4-5, nuovamente è risalito nel tie break, lo ha concluso con uno dei suoi deliziosi passanti.

La caduta di Stefanino