English Arabic Chinese (Traditional) French German Italian Japanese Portuguese Russian Spanish Swedish
"People talk much more about Lend and Becker, but I can sneak up from behind and that's a position I like. I would like to reach that No. 1 spot at least once in my career. Just to see how it feels" - Stefan Edberg on his targets. Read the interview

I mille giochi di baby Chang

Un articolo da: La Repubblica
di Gianni Clerici


L'ultimo Roland Garros è già nella storia: così la Sanchez e il cinese d'America hanno sconvolto il tennis mondiale

PARIGI. (...) Il problema di Michelino Chang è certo più complesso. (...) Chang ha annullato, durante il quarto set, qualcosa come dieci palle-break, quattro nel terzo game, cinque nel settimo, l' ultima nel nono.

A 24 ore dalla fine del match, ho ancora qualche difficoltà a convincermi mentre le ripercorro sul mio taccuino zeppo di punti esclamativi.

Mi par giusto ricordare che una palla dubbia è stata assegnata a Michelino al termine di una laboriosa indagine geologica, un' altra gli è venuta da un net, due da punti vincenti, e ben sei da errori di Edberg. Con questo non voglio affermare che il piccolo predestinato abbia avuto fortuna.

Per vincere match di cinque set nel catino di Roland Garros, la fortuna non basta certo. Mi pare invece che sia stato Edberg a sciupare una grande occasione, ma non tanto per demerito, quanto per un minuto o due di scarto.

La finale, infatti, si può dividere in tre segmenti. L' inizio ha visto un Edberg curiosamente impacciato, incapace di trovare la palla, e il piccolo fenomenale nel moltiplicarsi, quasi un illusionista acrobata del Circo di Pechino.

Un simile fittissimo forcing ha offerto da una parte a Michelino un set di vantaggio, dall' altra lo ha stancato, lasciando il controllo del gioco nelle mani di Edberg, a partire dalla metà del secondo set.

E' cominciato qui il match che tutti noi critici attendevamo dall' inizio, una partita in cui la battuta di Stefan, le sue discese a rete, il peso di palla, il superiore allungo, avrebbero finito per affermarsi. Quei due set piuttosto ovvi sarebbero dunque finiti 6-3, 6-4 per Edberg, ma, dissimulata dalla banalità del punteggio, rimaneva la difesa cocciuta del piccolo, quel suo stoico rinviare una volta più del possibile, quelle sue corse a perdifiato che avrebbero stroncato anche un Wilander d' annata. Sembrava avere, quella difesa, i connotati della disperazione.

Pensavamo tutti che, rimbalzando da un angolo all' altro, Changhettino avrebbe finito asfittico, magari nuovamente incrampato, come con Lendl. Il rosario delle palle-break, nel quarto, si sarebbe prima o poi interrotto, ci dicevamo noi vecchi guardoni. Invece, dal quel terreno minato, Michelino sarebbe riuscito a cavarsi, un poco per abilità, un poco per l' aiuto dell' Altissimo, e infine per l' obnubilamento di Edberg.

Sembra curioso che un tipo come Stefan, che si era dimostrato freschissimo nel quinto set contro Becker, abbia cominciato a flettere tra la seconda e la terza ora di gioco. E' giusto notare che, domenica, la temperatura era di colpo salita di dieci gradi, e che un californiano sta al sole meglio di uno scandinavo. Nell' 82, il diciassettenne Mats Wilander non avrebbe probabilmente battuto Vilas senza un improvviso solleone. Ma qui, con Edberg, il caldo è solo una concausa.

La fatica di Edberg è anche dovuta alla straordinaria posizione che Michelino ha avuto il coraggio di assumere sin dall' inizio. Il servizio di Stefan è uno dei più forti del mondo, e la palla gettata a sinistra, e colpita con gran lavoro di dorsali, svaria altissima, con un taglio composito in avanti e destrorso.

Quei tapini dei ribattitori stanno di solito tre metri dietro al riga di fondo, e Stefan ha tutto il tempo di avvicinarsi a rete, e l' agio di volleare risposte ascendenti. Michelino no. Con la Prince afferrata a due mani, quasi lo spadone del crociato, Chang avanzava in atteggiamento di preghiera, un paio di metri dentro la riga di fondo.

A tutta prima, questa sua trovata era parsa tattica, simile a quella estemporanea che aveva indotto Lendl al furore. E invece no. In quella incredibile posizione avanzata, Chang sarebbe rimasto tutta la partita riuscendo, con mostruosi riflessi, a domare le battute di Edberg in fase ascendente, prima che diventassero irraggiungibili per la modesta statura e il rovescio bimane.

Agghiacciato durante un intero set, Stefan ha pian piano ritrovato la via della rete giovandosi anche di qualche fallo di piede malandrino. Giunto nell' area di volé, era però costretto a brusche frenate, a distensioni-estensioni non meno impegnative di quelle di un Tomba sul paletto.

Non solo gli toccava giocar quasi sempre una volé ascendente, e quindi non definitiva. Ogni punto vinto in quel modo gli costava sangue, gli insinuava tossine nel circolo. E' noto che durante la fase servizio-volé, un tennista non riesce praticamente a respirare. Le intermittenti asfissie non hanno certo aiutato Stefan a svelenarsi, e il caldo ha fatto il resto.

Qualcuno obietterà che l' altra vittoria capitale di Chang, quella contro Lendl, era giunta in una giornata non solo fresca, ma intrisa di umidità. Sono totalmente d' accordo, ma mi par giusto ricordare che Lendl è un grande regolarista, uno che raramente si sposta dalla prediletta linea di fondo. Non valgono, per quel match, le considerazioni sulla avanzatissima posizione di Michelino, ben dentro il campo.

Al di là dell' irridente siparietto finale che fece perdere a Ivan il controllo, Michelino aveva aspettato la battuta del numero uno mondiale in una posizione molto meno rischiosa, meno avanzata, impostando una tattica diversa: rotazioni e profondità variate di continuo per destabilizzare il ritmo di Lendl, togliergli appoggi.

Questa capacità di varianti tattiche è garanzia che Chang non sarà una meteora, che continuerà a divertirci, forse a stupirci per qualche anno.

I mille giochi di baby Chang