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"I think I just sort of stuck to being myself. Maybe I wasn't looking like the happiest person on two legs out there, but I think over the years maybe they appreciated what I did and what I stood for..." - Stefan Edberg on his way of life. Read the interview

Edberg, stratega sublime

Un articolo da: La Repubblica
di Gianni Clerici

Contro Becker, lo svedese non ha mai mancato una scelta tattica. Così ha vinto

LONDRA. (...) La vittoria di Stefan Edberg [...] fa piacere per due principali ragioni. Stefanello era in credito con la fortuna, dalla finale del campionato d' Australia che lo vide lievemente favorito, ma anche infortunato, contro Lendl.

Seconda ragione, la giustizia distributiva. I miei amici tedeschi hanno avuto in pochissimo tempo la riunificazione e il Mundial. Avesse vinto anche Becker, l'apoteosi avrebbe assunto toni wagneriani.

E si capisce che queste vicende sarebbero state in qualche modo collegate, nel leggere la fantasiosa ipotesi di un Becker vittorioso che viene premiato alle 17.25 dai Duchi di Kent, termina la doccia e l'irrinunciabile conferenza stampa alle 18.30, e viene paracadutato all' Olimpico mezz' ora dopo. Neanche fosse Batman, via.

In realtà, Boris resta certo un fenomeno, ma la sua ascesa sta diventando sempre più resistibile. Falliti i campionati d' Australia e di Francia, si è ritrovato sotto i piedoni il prediletto prato, solo per affrontare un torneo molto laborioso, e addirittura una semifinale ad alto rischio, in cui è andato vicinissimo ad un ritardo di due set contro il giovane Ivanisevic.

Nel corso del torneo, di Becker mi aveva impressionato la capacità di affrontare i rischi con ponderazione, ma a volte questo suo atteggiamento mentale pareva riflettersi in qualche lentezza di spostamenti.

Di lui, era certo più veloce Edberg, anche se, come sempre, lo svedese appariva più vulnerabile nelle giornate negative. Ricorderete forse il pomeriggio in cui Amos Mansdorf gli era crollato a spalla, proprio sotto il traguardo. Come le altre due finali di Wimbledon giocate tra Boris e Stefan, anche quest' ultima è stata decisamente anomala. Nell'88 il tennista più solido, o presunto tale, non aveva saputo affrontare il rinvio con la serenità di quello ritenuto più fragile, Edberg.

L'anno seguente Stefan afflitto da uno dei suoi pomeriggi alla Stan Laurel si era ricordato di sapere giocare a partita ormai compromessa. Questa volta, ad un Edberg pressoché perfetto nell' adattare gesti e tattica al fondo rinsecchito del Centre Court, si è opposto dapprima un Becker sciroccato, dimentico delle esigenze specifiche dei prati, e combattuto tra furore e frustrazione.

Invece che tamponare Edberg con colpi da erba, Becker ha sempre cercato la soluzione violenta, che lo ha certo portato a recuperare terzo e quarto set, lo ha issato a condurre 3-1 al quinto, ma lo ha anche terribilmente affaticato. Edberg, per contro, non ha mai mancato una scelta tattica, e anche durante i due set perduti non si è lasciato sommergere. Affacciatosi al quinto, Stefan ha dimostrato lucidità eguale al coraggio.

Vedendolo commettere, in due turni di battuta consecutivi, quattro doppi errori, quasi tutti si sono detti che era finita. Da vecchio guardone, mi ero reso conto che Stefan stava rischiando i muscoli del pancino già sfilacciati in Australia, tentava l' impossibile rispolverando il vecchio movimento di battuta, quello a leva ampia.

Poiché la fortuna aiuta gli audaci, la stanchezza di Becker avrebbe dato una mano a Stefan nel riapparigliare il break d' avvio. Dal 2-3, la partita sarebbe diventata svedese. Era più fresco, quindi più veloce, quindi in grado di giocar quasi sempre traiettorie ascendenti, Stefanello.

Becker avrebbe finito in piedi, tanto dignitoso e cosciente, da abbracciare il rivale. I paragoni sono sempre antipatici, ma avete visto tutti come sia finito l' altro grande torneo, quello di calcio. Puah.

Finale singolare masch.: Edberg (Sve) b. Becker (Rft) 6-2, 6-2, 3-6, 3-6, 6-4

Edberg, stratega sublime