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"My serve has always been the key to my game, and last year it did not work as it should have, so I decided to take care of it. I wanted to find the fluency of action and impact that I need, and now it is much better than two months ago. I think I'm on the right way" - Stefan Edberg after winning Doha at the start of 1994. Read the interview

Quel tric-trac che manca a Edberg

Un articolo da: La Repubblica
di Gianni Clerici


LONDRA. Quando Stefan Edberg fu costretto a ritirarsi dalla finale dello Australian Open per il quarto stiramento al retto addominale destro, io soffrivo di un male analogo, sotto le mani sante di Jean Pierre Meerseman, dottore in chiroterapia.

Ricordo che, per dimenticare un pochino i miei guai, si parlava dello svedese e Jean Pierre ebbe a dire che quegli acciacchi ricorrenti andavano affrontati partendo da lontano, da una probabile discopatia. Continuando così, Edberg rischia una recidiva, commentava il medico, scuotendo anche il capo, come io suggerii che avrebbe potuto sempre cambiare movimento di servizio.

Non so se il povero Edberg, aggrappato alla coda della tigre, si sia curato a modo. Ha probabilmente scelto la soluzione più rapida, ha accorciato la leva che fa perno sulle lombo-sacrali, butta la palla meno a sinistra, la colpisce con maggior cautela.

Il suo servizio, uno dei pochissimi autentici kicks (calcio, per la proiezione della gamba destra) ha perso esplosività, e non solo. La seconda palla, che rimbalzava come un tric-trac, salta ora diritta, prevedibile e addomesticabile per chi possieda un colpo dall'alto in basso. Fosse almeno bagnata l' erba, come avvenne durante la finale di Wimbledon 1988, Stefanello potrebbe sempre cavarsela, con il suo tre quarti di servizio.

Fin qui, su prati morbidi e insieme asciutti, la battuta di Edberg non ha fatto troppo male, ma la modestia dei primi due avversari aveva molto attenuato i danni. Giunto però a Mansdorf, Stefanello ha avuto moltissimi fastidi, ed è stato anche un filino fortunato nel cavarsela contro un avversario che era arrivato a non più di tre punti dal match.

In buona giornata, il piccolo israelita può scoraggiare chiunque con la rapidità dei suoi colpi base. Oltre al proprio incerto servizio, e allo squisito gioco d' incontro di Mansdorf, Edberg si è trovato a dover fronteggiare anche il vento, uno dei suoi peggiori nemici.

Stefanello, che non è un mostro di avvedutezza, non pare rendersi conto che un vento a mulinelli va combattuto giocando meno vicino alle righe. Molti suoi passanti sono così svariati nei corridoi, e il povero figlio se ne è tanto avvilito da perdere presto fiducia, e insieme un minimo di lucidità.

Si domanderà, il lettore, come mai un simile Edberg disastrato sia scampato al discendente di Salomone. La differenza tra il numero tre del mondo e un tipo ben oltre il venti rimane sempre grande. La volé del piccolo si è dunque raffreddata, e ai primi tre passanti degni di questo nome, Amos non ha saputo opporre altro che piazzamenti difettosi, o addirittura colpettini monchi.

Un lieve rossore è tornato finalmente a imporporare le guance fin lì pallidissime di Stefanello. Faticava molto a credere di essersi salvato, dopo uno svantaggio di un set a due, e dopo un atroce record di errori gratuiti.

Il match di Edberg è utile per avventurarsi nelle previsioni della seconda settimana, quella vera, quella in cui si distribuiranno gli Oscar del gioco. Pochissimi sono ormai i tennisti da erba, ancor meno i commentatori.

Nessuno ha, fin qui, ricordato che il favorito può mutar nome se avremo pioggia, o invece questo alto cielo grigio con alta percentuale di umidità, o invece addirittura sole. Ivan Lendl ha spaccato Becker al Queen' s su un' erba molto più morbida di quella di Wimbledon, un prato tagliato cinque millimetri più alto e bisognoso di tre ore mattutine di rullo.

Fin qui, Lendl ha trovato anche a Wimbledon condizioni ideali, ma basterebbe che il tempo mutasse per costringerlo a giocare rimbalzi più sfuggenti, e per compromettere l' equilibrio delle sue lunghe leve.

Se, quindi, piove, aumentano le probabilità non solo di Becker, ma anche quelle di Edberg, mentre scendono le chance del numero uno mondiale. Ivan Lendl può esser messo comunque in difficoltà, come è accaduto addirittura all' avvio, contro il numero 25 del mondo, il nipotino dello Zio Tom, Shelton, ragazzo dell' Alabama.

Per riassumere, si possono assegnargli oggi le stesse proprietà di Becker, purché l'erba si mantenga asciutta. Edberg ne ha certamente meno, Ivanisevic meno ancora: ma è già grande onore per lui esser menzionato dai book-makers.

Quel tric-trac che manca a Edberg