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"Things have really changed in today's tennis. In my years there were more upsets, there were a lot more names... It was not as predictable as tennis is today. You've got the question: «Who's gonna win the next Grand Slam?» and you only have four options" - Stefan Edberg on today's tennis. Read the interview

Mac, un tipo teso

Un articolo da: La Repubblica
di Gianni Clerici

Edberg è il primo finalista: McEnroe sembrava quello degli Open australiani. Oggi recupero Lendl-Becker e finale donne

LONDRA. (...) Sembrava, all' inizio, un match equilibratissimo, che dava a chi non tifa per i tennisti, ma per il tennis, la speranza di un bel cinque set. Non certo favorito dal pronostico, Mac era addirittura il primo a riuscire in un break, con la complicità di Edberg: braccato da un giudice di fallo di piede, Stefan cadeva due volte in doppio errore.

Avanti 3-2, e poi 4-3, il vecchio campione dava a tutti i suoi fans vive speranze, per qualche sublime palla ribattuta con un semplice fletter di polso, il gesto di qualcuno che voglia liberarsi da una mosca. Bastavano tuttavia un paio di dirittoni di Edberg, nell' ottavo game, perché Mac si irritasse, si confondesse, sembrasse smarrire la coordinazione indispensabile per quel suo inimitabile servizio, quel gesto che lui solo ha immaginato, lui solo sa eseguire.

Ma non erano soltanto quei due doppi errori a lasciarmi perplesso. In queste due settimane, più che conferenze stampa, Mac ci ha tenuto autentici seminari, lezioni universitarie nelle quali ricorreva spessissimo la parola intensità. Spiegava, Mac, che era l' intensità a far di lui un campione ritrovato, mentre, con la miglior disposizione d'animo, io non riuscivo a crederci.

Un' occhiatina al dizionario mi ha permesso di accertare che l' intensità non è un' accentuata forza di azione. Deriva anche dal tardo latino intensus che, se non sbaglio, significa teso. Ecco. Ancor prima che impreciso al servizio, e non folgorante nello sprint, il Mac di oggi era un tipo teso.

Ad ogni errore trovava un alibi, chiedendo venissero impediti i flash, al cambio di campo si lamentava perché c' era qualche goccia d' acqua sulla sedia, e infine trovava anche modo di arrabbiarsi per un passerotto, che Edberg faceva volar via sorridendo.

Questo Mac diseguale eppure splendido ricordava molto da vicino il tennista battuto nell' unico Grande Slam da lui giocato quest' anno, l'Australian Open. Ci aveva deliziati tutti, ma non era riuscito a prendere un set a Ivan Lendl, pur arrivando due volte ai tie-break.

Mi ero allora permesso di scrivere, che sotto il suo rutilante traje de luz, Mac nascondeva le toppe. Era sempre uno straordinario tennista, ma anche, ahilui, un campione da parata. Più di un lettore maccofilo, e addirittura qualche amico non aveva gradito, mi aveva scritto per insegnarmi un mestiere che pratico, ahimé, da quarant' anni. I nostri esercizi Ma lo sport è bello perché è vario, e permette a tutti noi di farne esercizio da caffé bar.

Così, mentre Mac continuava a deliziarci, a offrirci un raffinatissimo fumo nascondendo l' arrosto, io ero bel lungi dall' essere soddisfatto di non aver sbagliato, almeno per una volta. Vedevo Mac recuperare la ruota di Edberg per subito perderla, portarsi sotto nuovamente e nuovamente sfilarsi.

Nemmeno la pioggia, che interrompeva la partita per 3 ore e 20, sarebbe arrivata a portargli aiuto. Riposato, rinfrescato, lucido finché si vuole, Mac sarebbe sì arrivato ad un set-point, ma la prima di Edberg gli avrebbe piegato il polso.

Mentre McEnroe raccattava le sue robe, e alzava il pugno irriducibile a salutare i suoi pretoriani, io raccoglievo i miei fogli, e pensavo che aveva ormai trent' anni.

Semifinale uomini: Edberg (Sve) b. McEnroe (Usa) 7-5, 7-6, 7-6

Mac, un tipo teso