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"Things have really changed in today's tennis. In my years there were more upsets, there were a lot more names... It was not as predictable as tennis is today. You've got the question: «Who's gonna win the next Grand Slam?» and you only have four options" - Stefan Edberg on today's tennis. Read the interview

Il colpo di Volkov, Edberg fuori

Un articolo da: La Repubblica
di Gianni Clerici

Open Usa, il sovietico elimina il n.1

NEW YORK. E' andata ancora bene, a Stefanello Edberg, che Alexander Volkov abbia giocato con la sinistra. Alexander, infatti, non è un mancino naturale, ma un destro, tanto sfortunato quanto coraggioso.

Sui quindici anni, quando già giocava benino, diritto destro, rovescio bimane, Alexander finì giù da una riva, e si scassò la spalla tanto da disertare i campi per sei mesi. Aveva da poco ricominciato ad allenarsi, che un altro incidente finì di sistemargli per sempre l' omero. Pensò di cambiare sport, il giovane Alexander, ma come gli passò il gran magone, e ritornò al suo circolo di Konisberg, un amico gli venne in soccorso, con una proposta stravagante.

Avrebbero potuto scommettere, improvvisare un match con la mano non addestrata. Detto fatto. Nel maltrattare l' amico, Volkov non mise molto più tempo dell' ora e 55 necessaria a sterminare Edberg.

Riprese, quindi, lo sport che aveva scelto d' istinto, da bambino. Il diritto mancino, quel che era stato un colpo bimane, con la destra a far da guida, gli veniva facile. E, sulla destra, le cose non funzionavano molto peggio. L' unica, autentica complicazione, era quella di coordinare il lancio di palla con il movimento della battuta.

Come tutti sappiamo, le sedi degli input cerebrali non si possono scambiare come un par di guanti, e Volkov dovette rassegnarsi a passar molti pomeriggi come un qualunque ragazzino del circo equestre, ad automatizzare due gesti asimmetrici. Lo soccorreva, in questa vicenda, una pazienza inferiore soltanto al talento, e a certa autoironia.

Quando mi raccontò queste cose, a Milano, Volkov si espresse infatti come parlasse di un altro. Molto decise, addirittura brucianti, erano le sue opinioni sui politici russi. Uno ex radical chic, un collega fra i meno vivi, si attentò infatti a parlargli di perestrojka e di consimili favolette.

Cos' è, un concime per far crescere il frumento?, ebbe a rispondere quel bel tipo. Anche divertente fu Volkov, come un altro gli chiese dove mai si trovasse Kaliningrad, la città natale. Negli Urali: meglio, sotto, sorrise Alexander, per poi domandare a sua volta: Mai sentito parlare di Immanuel Kant?

Dire che il gioco di Volkov abbia raggiunto oggi la precisione dell' orologio del suo concittadino filosofo sarebbe eccessivo. Certo Alexander ha sbagliato pochissimo, per tutti i rischi che ha dovuto prendere, contro un Edberg poco lucido, ma non proprio rassegnato alla doccia.

Nel titolare domenica: Non fidatevi di Edberg, avevo sottolineato che Stefanello mai si era presentato quale il primo favorito di un torneo. Ma non potevo anche prevedere che sarebbe sceso in campo nel primo turno di gare, alle undici del mattino.

Anni fa, quando ancora mi divertivo ad intervistare i tennisti per la Tv, avevo invano cercato di sfrucugliare Stefanello, che ciondolava verso l' allenamento mattutino. Aveva risposto, lui per solito così gentile, a monosillabi degni di un sottisier. A trarmi d' impaccio, era dovuto intervenire il suo coach Tony Pickard, un amico.

"Non ti immagini la fatica a tirarlo giù dal letto", mi aveva confidato. Non è comunque stata soltanto la pressione bassa, a far perdere Edberg, a fargli segnare un record negativo, come più non accadeva dal 1971, da quando il grande John Newcombe cadde in primo turno contro il giovane Jan Kodes.

Stefanello non ha saputo recitare l' insolito ruolo di favorito, e soprattutto è stato cieco nel non cambiare una tattica avanti tutta che si dimostrava perdente. Volkov ha nelle ribattute e nel passante i colpi più pericolosi.

Edberg ci si è andato a infilare come un ussaro cieco, alla carica di un fitto reticolato. Lento nel primo set, Edberg ha avuto un buon momento verso la metà del secondo, quando ha recuperato un break, ed ha condotto per 6 a 5, con Volkov a 30-40. Su quel set point Alexander si è gettato coraggiosamente, centrando la riga col rovescio bimane.

Altri due punti vincenti, insieme a due errori gratuiti del povero Stefan, hanno issato Volkov a 4 a zero nel tie-break e, da quel momento, i cronisti più curiosi si sono affrettati a presidiare le prime file della sala per le press conferenze.

Come sempre squisito, Edberg li ha gratificati di innumerevoli banalità. Aveva un' espressione curiosa, ricordava Stan Laurel quando Oliver Hardy gliene combinava una delle sue.

Il colpo di Volkov, Edberg fuori