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"It has been my choice, I just felt I should do it. And do you know why? I didn't want to stay all day on a court to hit balls" - Stefan Edberg on how he started playing serve and volley. Read the interview

Edberg la sfinge sogna gli Open

Un articolo da: La Repubblica
di Mario Ellena

Lo svedese, 21 anni, ha battuto due volte Becker nel giro di dieci giorni

Quando, nel febbraio scorso sui campi in cemento di Indian Wells in California, quel ragazzone ben educato di Stefan Edberg perse per la settima volta consecutiva dal panzer teutonico Boris Becker, quasi tutti pensarono che la questione di supremazia fra i due giovani rampanti del tennis mondiale fosse definitivamente risolta.

L' età, oltretutto, avrebbe dovuto giocare a favore del teen-ager Boris, che compirà vent' anni il 22 novembre, perchè Stefan ne ha già ventuno dal 19 gennaio. Eppoi, si sa, nel tennis non c' è di peggio che restare vittima di qualche complesso di inferiorità: Arthur Ashe era più debole di Rod Laver ma di qui a perderci diciassette volte consecutive... possibile che Gerulaitis e Vilas non riuscissero mai a battere, nemmeno per sbaglio, il grande Borg?

Nei casi appena citati c' erano senz' altro anche motivi tecnici innegabili a giustificare risultati così coerenti, ma Becker poteva davvero essere considerato talmente più forte di Edberg da apparirgli invincibile?

Ricordo cosa disse quel simpatico spacconcello di Becker, sfoggiando un po' di quella tracotanza che non dispiace ai giornalisti americani affascinati dalla "self-confidence", subito dopo il suo successo in California: "Contro di me Edberg gioca sempre gran partite, ma alla fine i punti importanti li faccio sempre io.

Basta vedere come finiscono i nostri tie-breaks, quando la tensione cresce. Io credo di essere più forte qui..." conclude Becker battendosi le nocche della manona destra sulle tempie.

Lo svedese che a undici anni vinse il trofeo Paperino in Svezia, che nell' 83 trionfò in tutti i tornei juniores del Grande Slam - ultimo a riuscirci era stato l' americano Butch Bucholz nel ' 59 - e che nell'84 conquistò il torneo di Milano (battendo Wilander in finale) e la tensione entusiasta dei critici, era stato così bravo da vincere due edizioni consecutive degli Australian Open, si era inerpicato fino al secondo posto in classifica mondiale alle spalle di Lendl... aveva sì superato il suo rivale Becker nel ranking dell' ATP, ma non era più riuscito a batterlo dal gennaio ' 85, torneo di Filadelfia.

Ma ecco che in un paio di settimane il ragazzo svedese, figlio di uno sceriffo della polizia di Vastervik, cresciuto sotto gli occhi dello stesso primo allenatore di Bjorn Borg, Percy Rosberg - a quattordici anni fu lui a convincerlo a lasciare il rovescio a due mani, "non sei abbastanza veloce di gambe per potertelo permettere", e a trasformarlo in un giocatore d' attacco - ha spezzato due volte quel malefico incantesimo.

Dieci giorni fa nella semifinale degli Open del Canada, a Montreal, Edberg ha battuto Becker 6-2, 6-4. Domenica, in finale a Cincinnati, si è ripetuto, lasciandogli un game in meno, 6-4, 6-1. Cosa è accaduto? Qualcuno dice che è Becker a non essere più lo stesso da quando il suo coach Gunther Bosch lo ha abbandonato, che la colpa è della sua "distrazione sentimentale" per la graziosa Benedicte, che si è montato la testa.

L' imperturbabile Edberg, che ha preferito Londra a Montecarlo come paradiso fiscale ("pago qualcosa in più, ma mi annoio molto meno") ha da tempo per coach l'ex tennista inglese Tony Pickard e non si è mai fatto travolgere dall' ondata di pettegolezzi che seguirono al suo fidanzamento con l'ex ragazza di Wilander.

Dicevano che era fragile di testa, sta pian piano dimostrando il contrario. Alto esattamente come Becker, un metro e ottantotto, ma pesa sette chili di meno. Ha lavorato tanto, oltre che sul dritto che non vale comunque il magnifico rovescio anche sulla velocità negli spostamenti, sull' agilità. I riflessi, da grande doppista qual è, non gli sono mai mancati.

All' apparenza timido e di poche parole Edberg è in realtà quello che, fra i giocatori svedesi, ama di più ridere e scherzare. Non ci se ne accorge però ad intervistarlo o a seguirlo durante una conferenza stampa. Un vero supplizio. Borg, in confronto, era un tipo originale e imprevedibile.

La settimana prossima prendono il via gli Open degli Stati Uniti, ultima prova del Grande Slam, dopo che Edberg ha vinto a Melbourne, Lendl a Parigi e Cash a Wimbledon. Il favorito numero uno è Ivan Lendl che mira al tris consecutivo (la terza finale consecutiva non lo appagherebbe), ma Edberg, vincitore quest' anno di cinque tornei, s' è dimostrato in passato avversario spesso ostico per Lendl.

Lo ha già battuto tre volte e deve oggi essere considerato almeno il favorito numero 2. Anche se Bergeli, l' ultimo allenatore di Borg, non ha mai creduto che Edberg potesse diventare un campione.

Edberg la sfinge sogna gli Open